Come prepararsi al Natale: la Novena con Don Franco

Cari genitori,

in questo tempo ormai prossimo al Santo Natale, in faccia a quello che, a causa della pandemia e delle sue limitazioni, ci può sembrare solo una notte oscura, desideriamo offrirvi la possibilità di vivere in famiglia momenti di grazia, momenti di luce e liete atmosfere in attesa del Signore.

Pensiamo che questo tempo, nonostante tutto, sia una grande occasione per la famiglia di scoprire o riscoprire la bellezza della preghiera in casa. Supportati anche dal materiale offertoci dall’ufficio catechistico della Diocesi di Roma, vi presentiamo uno schema di catechesi da vivere in famiglia nella novena di Natale.

Si tratta di vivere con i vostri figli un momento di condivisione in cui provate ad accogliervi l’un l’altro e ad ascoltare il Signore. Questo “momento di Luce” prevede una condivisione del vissuto, l’ascolto di un breve testo, una semplice preghiera. È un metodo sperimentato che può attivare un dialogo prezioso, che aiuta le relazioni. Lo schema dell’incontro ha 5 punti: inizio, condivisione, ascolto, preghiera, conclusione. In questi giorni potrete così riflettere su un elemento del presepe e sul significato per la vostra famiglia e nel frattempo cominciare concretamente a prepararlo. A questo schema ogni giorno uniremo un canto. Si possono dire anche preghiere spontanee e se si vuole un momento in cui ci si scambia un segno di pace e di perdono e un momento in cui ci si ringrazia per qualcosa.

Verso l’ammirabile segno

Il percorso che vi proponiamo si ispira, per i testi e le domande, al racconto evangelico della nascita di Gesù. (Luca 2,1-20; Mt 2,1-6) e alla lettera Admirabile Signum di Papa Francesco sul significato e il valore del presepe (1 dicembre 2019).

Scrive il Papa: “Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli”.

In allegato Vi offriamo uno schema di incontro:

MOMENTO DELLA LUCE

Incontro di condivisione familiare (20/30 min.)

Prima di iniziare

  • Preparare una candela che sarà adoperata solo per questi momenti.
  • Scegliere un’ora adatta per tutti; spegnere le fonti di distrazione come il telefonino.
  • Scegliere un luogo della casa in cui sia possibile stare seduti in cerchio e guardarsi, per esempio attorno a un tavolo o sui divani in cerchio, personalizzando l’ambiente di modo che ci sia un’atmosfera raccolta e calda.
  • Si può mettere un segno della fede, come una Bibbia o un’icona o un crocifisso, e si possono disporre dei fiori o qualche altro abbellimento.

SCALETTA

  1. Inizio
    • Si accende la candela al centro.
    • Si fa tutti insieme il segno della croce dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
  2. Condivisione
    • Si condivide un sentimento positivo della settimana (introduce brevemente il momento uno dei genitori). Per primi condividono i genitori, poi i figli. La condivisione ha questo stile: questa settimana sono stato contento quando… un momento bello è stato quando… ho provato gioia/serenità/speranza quando
    • Si condivide un sentimento negativo della settimana. Per primi condividono i genitori, poi i figli. La condivisione ha questo stile: questa settimana sono stato triste quando… un momento brutto è stato quando… ho provato paura/ansia/rabbia quando…
  3. Ascolto
    • Si legge il brano proposto (può farlo un figlio in grado di leggere scorrevolmente).
    • Si risponde uno per volta alla domanda. Per primi condividono i genitori, poi i figli.
  4. Preghiera
    • Un genitore introduce un breve momento di preghiera silenziosa che ciascuno farà per sé: facciamo un momento di silenzio, nel quale preghiamo gli uni per gli altri e per…
    • Al termine del silenzio, il genitore inizia: Padre Nostro… e tutti pregano il Padre Nostro.
  5. Conclusione
    • Si fa tutti insieme il segno della croce dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
    • Poi un genitore fa un piccolo segno di croce sulla fronte degli altri membri della famiglia, dicendo: Dio ti benedica…
    • Si spegne la candela.

N.B. è importante che la condivisione sia fatta sempre prima dai genitori e in modo autentico e personale, non concentrandosi tanto sulle idee (io penso che…), ma piuttosto sulle emozioni (mi sono sentito così…) e i vissuti che le hanno generate (…quando mi è successo questo). La condivisione dei genitori dà il tono a quella dei figli, che la imitano, senza bisogno di spiegare prima come si fa. Non è quindi un momento “per i figli” ma per tutta la famiglia. Non è un momento in cui i genitori devono insegnare o spiegare qualcosa a parole. La potenzialità educativa sta nel fatto di vivere tutti insieme una condivisione del cuore. Nella condivisione è essenziale provare ad ascoltare quello che l’altro vuole dire, accogliendolo con semplicità, senza sminuirlo né enfatizzarlo, senza criticare né replicare.

Ufficio Catechistico Diocesi di Roma

MOMENTO DELLA LUCE
Incontro di condivisione familiare

NOVENA DI NATALE 2020

Dopo lo schema e la scaletta da usare per i vostri incontri nella famiglia, adesso vi offriamo, giorno per giorno, i testi e le domande per il punto 3 del “Momento della Luce”. Aggiungiamo anche un canto e una preghiera finale.

LA NOTTE OSCURA

Il primo simbolo del presepe è la notte oscura nella quale si accende una luce.

E subito nella notte apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»” (cfr. Lc 2,13).

Quando costruiamo il presepe usiamo come sfondo un cielo stellato, perché la nascita di Gesù avviene nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà al racconto del Vangelo che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede.

L’oscurità della notte è un simbolo dei momenti oscuri della nostra vita, quelli in cui siamo in difficoltà, tristi, e non sappiamo dove andare perché non si vede nulla. Il buio fa paura, e a volte fa sentire soli. Ma nell’oscurità della notte si accendono delle luci: piccole luci come le stelle nel cielo, e poi luci più grandi, come la stella cometa per i re magi o, ancora di più, la luce dell’apparizione degli angeli per i pastori.

Queste luci sono per tutti loro un segno che non sono soli, che devono mettersi in cammino per raggiungere la grotta e incontrare il Signore. E anche per noi quando la vita è buia ci sono delle luci, che ci dicono che non siamo soli e c’è ancora un cammino da compiere.

Domanda:  Quando in famiglia mi sento al buio e solo, e quando invece nella luce e insieme? In questo tempo viene il Signore ad illuminare la nostra vita? Come?

Canto: Il popolo che camminava nelle tenebre

Preghiera finale: sorga in noi, Dio onnipotente, lo splendore della tua gloria, Cristo tuo unico Figlio; la sua venuta vinca le tenebre del male e ci riveli al mondo come figli della luce. Per Cristo nostro Signore.

BETLEMME

Il secondo simbolo è la terra in cui Gesù nasce: Betlemme.

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode…perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele” (Mt 2,1.5-6).

Gesù nasce in un posto poco conosciuto, in un paesino. Eppure qui avviene un fatto significativo per l’intera umanità, che ancora attraversa il tempo e lo spazio: Dio si fa uomo. Betlemme era una cittadina piccolissima di Israele, il suo nome significa: “casa del pane” e questo significato evoca qualcosa di bello e familiare.

Spesso nelle nostre case capita che mamma o papà preparino un dolce, il pane, oppure un piatto speciale, e la casa si riempie di un odore buonissimo. Chi arriva da fuori sente subito il profumo e si sente “a casa”. Betlemme ci aiuta a capire che nella nostra famiglia, piccola o grande che sia, in un momento facile o difficile, c’è un odore che caratterizza la nostra casa: è l’odore di casa, quello che ci fa sentire a casa, quello che fa essere la nostra famiglia come Betlemme “casa del pane”! a Betlemme Maria da dalla luce Gesù, il pane vivo disceso dal cielo. Per vivere noi abbiamo bisogno di pane, abbiamo bisogno di nutrimento per le nostre anime. La mangiatoia di Betlemme diventa simbolo dell’altare nel quale giace il pane che è Cristo stesso: il vero simbolo per i nostri cuori.

Domanda: Qual è l’odore che più mi piace nella mia famiglia, quello che mi fa sentire veramente a casa? A cosa mi fa pensare? Qual è il cibo che più preferisco? Che più mi sazia?

Canto: Già viene il mio Dio, già viene il mio Re

Preghiera finale: rallegrati Maria piena di Grazia, il Signore è con te e benedetto il frutto del tuo grembo, Gesù.

I PASTORI

Il terzo simbolo del presepe sono i pastori e i re magi.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Unangelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” (Lc 2,8-9.20).

I pastori sono simbolo di tutte le persone più povere e umili; sono simbolo, di tutte le persone amate dal Signore, che ascoltano un annuncio e senza indugio si incamminano e vanno a vedere cosa il Signore ha fatto per loro. I pastori ci dicono che ognuno di noi, grandi o piccoli, vicino o lontano, ricco o povero, può mettersi in cammino verso Gesù, trovarlo, tornare pieno di gioia glorificando e lodando Dio. 

Domanda: anche noi ci sentiamo amati dal Signore? C’è per noi oggi un annuncio di salvezza? Come i pastori, pure noi possiamo essere avvolti di luce e colmi di gioia?

Canto: Andiamo già pastori

Preghiera finale: Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti! Chi non temerà il tuo nome, chi non ti glorificherà, o Signore? Tu solo sei Santo.

L’ANGELO

Il quarto simbolo è l’Angelo che annuncia la nascita del Salvatore.

“Un Angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce, essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “ non temete; ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva ”Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che Egli ama”. (Luca 2, 9-14).

Nel mondo viene la luce vera, quella che illumina ogni uomo. E’ molto bello che proprio nel profondo della notte e nell’ora che molte volte per noi è anche l’ora più buia esplode la luce.

Non solo una grande luce avvolge i pastori, l’annuncio che l’angelo reca loro inonda di luce e di gioia la loro vita, così pure anche la vita degli umili, dei poveri, degli ultimi e così anche la nostra vita. 

Domanda: Quando le cose vanno male, mi sento perso nella tristezza, nel buio, o non mi sento amato, cosa vorrei che accadesse? Quando mi è stato annunciato “Dio ti ama?” che cosa è successo dentro di me?

Canto: Gloria a Dio nell’alto dei cieli

Preghiera finale: Ti lodiamo, ti benediciamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, unigenito Gesù Cristo.

GIUSEPPE, MARIA E GESU’

Il quinto simbolo del presepe sono i personaggi che troviamo dentro la grotta: Giuseppe, Maria, il bue e l’asinello.

“I pastori andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,16.19).

Nel presepe non troviamo solo Gesù, troviamo una famiglia, la Santa famiglia di Nazareth.

Nel presepe Maria è una mamma che contempla il suo bambino, lo cura e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe, che in genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Egli è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Maria e Giuseppe lo proteggono e lo amano in modo speciale.

Domanda: Quando nella mia famiglia avverto calore e protezione e quando invece mi sento “al freddo”? Come sarebbe la mia vita senza papà, mamma, i fratellini e le sorelline?

Canto: Urì Urì Urà

Preghiera finale: Benedetto, sei Tu Signore, che ci hai donato la Santa Famiglia di Nazareth come modello di santità e di grazia. Benedetto, sei tu Signore, che ci hai uniti nel vincolo santo del tuo amore e ci hai glorificati con il dono dei figli.

IL BUE, L’ASINO, LA MANGIATOIA

Il sesto simbolo del presepe sono il bue e l’asino e la mangiatoia.

Udite, cieli; ascolta terra, perché il Signore dice: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”. (Isaia 1, 2-3)

Se andiamo a leggere i Vangeli non troviamo traccia della presenza del bue e dell’asino anche se lo si potrebbe supporre “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. La profezia di Isaia ci rivela come il bue e l’asino riconoscono il proprietario e la greppia del loro padrone. Anche noi se abbiamo un gattino o un cane, vediamo come ci vengono incontro e ci fanno le feste, come conoscono la scodella o la ciotola dove gli diamo da mangiare. Inoltre ci fa piacere che il cane e il gatto ci riconoscono e ci fanno le feste. Il bue e l’asino nel presepe ci ricordano che Gesù fu deposto in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo, come tante volte non c’è posto per Gesù nel mondo d’oggi e anche nei nostri cuori. Gli animali riconoscono il loro padrone e il luogo dove vanno a mangiare. Nel simbolo del bue e dell’asino vediamo che siamo chiamati a riconoscere il nostro Dio, amarlo con tutto il cuore e adorarlo. Nel simbolo della mangiatoia, come ci insegnano i padri della Chiesa e San Francesco a Greccio, troviamo il simbolo dell’Altare, nel quale avvolto nelle fasce della debolezza umana giace Gesù, il pane vivo disceso dal cielo. Il vero Dio, colui che per noi e la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo. Egli è il vero cibo per le nostre anime. 

Domanda: Mi rendo conto che mi succede di non riconoscere Gesù? Quando? Come? Che mi succede quando non riconosco Gesù in me. C’è luce, gioia, tenebre? Mi accorgo quando riconosco e accolgo Gesù? Mi viene voglia di amarlo? Di adorarlo? Di venerarlo e amarlo nel mio prossimo?

Canto: Ciribì Ciribò

Preghiera finale: Venite, prostrati adoriamo in ginocchio, davanti al Signore che ci ha creato, accostiamoci a Lui con canti di gioia, a Luci acclamiamo per rendergli grazia.

I RE MAGI

Il settimo simbolo che troviamo sono i Re Magi, i sapienti che vengono da lontano.

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»” (Mt 2,1-2).

Questi personaggi, così diversi tra loro, sono il simbolo di tutte le persone che incontrano Gesù: i pastori erano le persone più povere e umili, mentre i magi erano degli stranieri ricchi e sapienti, e lontani dal Signore.

I pastori ricevono l’annuncio degli angeli, i magi vedono la stella cometa, ma tutti si mettono in cammino verso la grotta. I pastori non devono camminare molto, perché erano vicini a Betlemme; i magi, invece, partono da un paese lontano e ci mettono tanto tempo per arrivare, ma alla fine giungono a incontrare Dio fatto uomo. I pastori e i magi ci dicono che ognuno di noi, grande o piccolo, vicino o lontano, ricco o povero, può mettersi in cammino verso Gesù.

Domanda: E’ bello essere ricchi e sapienti, ma anche acquisire sempre, come i Magi, una maggiore conoscenza del creato, dell’uomo e del creatore. Che cosa hanno trovato i Magi in quel piccolo bambino? Se chiedo al firmamento come è Dio, mi direbbe; Dio è perfezione! Se chiedo alla primavera com’è Dio, mi direbbe: Dio è bellezza! Se chiedo all’occhio bel messaggero del cuore, com’è Dio, mi direbbe: Dio è amore! Se chiedo a Gesù, com’è Dio: mi direbbe…??

Canto: I bambini di Betlemme

Preghiera finale: O Dio, che con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.

LA STELLA

L’ottavo simbolo del presepe è la stella.

Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “dov’è colui che è nato?, il re dei giudei! Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”… Udito il re, essi partirono. Ed ecco la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella provarono, una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre. Si prostrarono e l’adorarono.” (Matteo 2, 2. 9-11)

Per cercare una persona ci informiamo e chiediamo: chi l’ha visto? Per andare dove non conosciamo la strada usiamo il satellitare, facciamo tante ricerche per trovare tesori, la sapienza della vita, il bene migliore che desideriamo. La stella conduce i Magi, uomini che pur essendo ricchi e sapienti, tuttavia sono alla ricerca di colui che è nato e desiderano adorarlo, desiderano conoscere, amare e adorare Dio. A lui offrono i simboli profetici di segreta grandezza che svelano alle genti una triplice gloria. Oro e incenso proclamano il Re e Dio immortale; la mirra annunzia l’uomo deposto dalla croce. 

Domanda: Senti pure tu nel profondo del tuo cuore di cercare un Altro che ti ama, ti comprende, fa sentire te più prezioso di qualsiasi ricchezza, più prezioso della sua stessa vita? Per trovare Gesù, qual è la tua, la nostra stella? Gesù dice “scrutate le scritture, sono esse che parlano di me”. Credi che il miglior satellitare per trovare Gesù è scrutare la parola di Dio?

Canto: Sorge su nel cielo la stella splendente

Preghiera finale: Signore, Dio Onnipotente, che ci avvolgi della nuova luce del tuo Verbo fatto uomo, fa che risplenda nelle nostre opere, il mistero della fede, che rifulge nel nostro spirito, per Cristo nostro Signore.

GESU’ BAMBINO

Il nono simbolo del presepe è Gesù bambino.

Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2,7).

Nel presepe Gesù è l’ultima statuina che collochiamo. Molte famiglie, di ritorno dalla messa della notte di Natale, si recano insieme al presepe, preparato durante l’Avvento, per porre Gesù nella mangiatoia, facendo compiere questo gesto al più piccolo della casa. Gesù è l’ultimo ad arrivare, perché c’è una lunga preparazione alla sua venuta, ma senza la sua venuta il presepe non avrebbe nessun valore. Tutto quel paesaggio, tutti quei personaggi, tutto è costruito per mettere il Bambinello nella mangiatoia e festeggiare che Dio è venuto a vivere in mezzo a noi per portare la gioia e la pace del cielo sulla terra.

Maria e Giuseppe, i pastori, i magi: tutti vedevano un bambino, ma in quel bambino percepivano la presenza di Dio. È così anche per la nostra famiglia: la presenza di Gesù nella nostra vita è invisibile ma reale. Guardandoci gli uni gli altri possiamo percepire che Dio è davvero in mezzo a noi.

Domanda: In quali momenti nella mia famiglia sento Gesù presente in mezzo a noi? E’ bello il Natale con tutte le sue atmosfere familiari e colme di gioia e di tenerezza. E’ bello per la presenza di Gesù. Come sarebbe Natale nella nostra vita senza Gesù?

Canti: Astro del Ciel, Tu scendi dalle stelle, Adeste Fidelis, Sennò che Natale è?

Preghiera finale: O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana. Per Cristo nostro Signore.

VI AUGURIAMO UN SANTO NATALE E UN FELICE ANNO NUOVO

VI AUGURIAMO CON TUTTO IL CUORE CHE IL 2021 SIA PER VOI E PER LA CHIESA UN ANNO DI GRAZIA E PER IL SIGNORE UN ANNO DI GLORIA.

PREGHIAMO GLI UNI PER GLI ALTRI,

 

DON FRANCO

Imparando dalla Santa Famiglia di Nazareth, accendiamo luci di santità

Ci chiediamo come pregava la Santa Famiglia di Nazareth? Aiutati da Don Francesco Giosuè Voltaggio possiamo andare alle sorgenti di Miriam (Maria) di Nazareth e imparare anche noi ad accendere luci di santità nella nostra casa e nel mondo.

Ai tempi di Gesù, esisteva la preghiera di benedizione per l’identità maschile e femminile. Sia gli uomini che le donne devono benedire per tre “identità”. Gli uomini pronunciano ogni giorno le seguenti parole:

“Benedetto sei Tu, Signore Dio nostro, Re eterno, che non mi hai fatto pagano. Benedetto sei Tu, Signore Dio nostro, Re eterno, che non mi hai fatto schiavo. Benedetto sei Tu, Signore Dio nostro, Re eterno, che non mi hai fatto donna”

Quest’ultima benedizione urta notevolmente la nostra sensibilità, soprattutto delle donne. Tutto però si chiarisce, si illumina e cambia se vediamo in che modo pregavano e pregano le donne. Esse dovevano recitare le stesse due benedizioni che facevano gli uomini, ma la terza benedizione dice così:

“Benedetto colui che mi ha fatto secondo la sua volontà”

Pensate che la Vergine Maria pregava ogni giorno, elevando le sue benedizioni appena si svegliava e lodando Dio peril fatto di essere donna: “Ti benedico perchè mi hai fatto secondo la Tua volontà”. In tal modo, si preparava quotidianamente a dare il suo Amen alla volontà di Dio. All’annuncio dell’angelo, infatti, Maria risponde “Avvenga per me secondo la Tua parola” (Lc 1,38). In Maria, anche noi possiamo rispondere “Avvenga in me secondo la Tua Volontà”.

Quando si prega in famiglia

Alla donna spetta tutt’oggi accendere le luce dello Shabbat, le due candele del Sabato, in seno alla liturgia familiare domestica, che si celebra alla vigilia di questo santo giorno.

Ogni sabato la Vergine Maria, nella casa di Nazareth, accendeva le due candele del sabato sulla mensa della famiglia e recitava la benedizione, probabilmente simile a quella recitata ancora oggi dalla madre di famiglia:

“Benedetto sei Tu, Signore, che ci hai chiesto di accendere la luce dello Shabbat”

Ancora oggi, secondo alcune tradizioni, le madri accendono tante luci quanti sono i figli. Perchè tale onore è riservato proprio alla donna? Come la prima donna ha tolto la luce al mondo, offrendo ad Adamo il frutto letale, così spetta alla donna riportare al mondo la luce del Messia.

Tutto ciò si è compiuto in Maria che ha dato alla luce la stessa luce del mondo! Gesù bambino è cresciuto vedendo la madre accendere la luce dello Shabbat. A tal rituale, fa allusione, con tutta probabilità, anche Lc 23,54: “Era il giorno di Parasceve e già splendevano le luci del Sabato“. Questo era compiuto dalla donna, giacchè essa doveva dare alla luce i figli, che sono come delle luci per il mondo.

Con amore, cari genitori, vi invitiamo ad imparare dalla Santa Famiglia di Nazareth. Vi invitiamo ad innalzare al Signore tutti i giorni una dolce benedizione: “Benedetto sei Tu, Signore, per la tua benevolenza ci hai unito nel vincolo santo del Matrimonio, ci hai benedetti con la luce del tuo amore e dei figli che ci hai donato“. Continuate ad accendere luci di santità per il mondo e buon Natale. Il signore vi illumini con la sua presenza.