Visita Papa Francesco a S.M.dell’Orazione: Discorso alle Comunità Neocatecumenali

Ecco il discorso di Papa Francesco alle Comunità Neocatecumenali di Santa Maria dell’Orazione a Setteville Nord – Marco Simone, in occasione della visita pastorale alla parrocchia del 16 marzo 2014:

“A me piace sentire che una persona è in cammino. Cosa vuol dire? Che non è chiusa, che non è ferma: in cammino. In cammino verso un fine determinato, cercando qualcosa. Tante volte non si sa dove arriverò ma cerco qualcosa.

Questo è successo al nostro Padre Abramo, il Signore gli ha detto: “va cammina, vai avanti dove io ti dirò”. E lui andava alla stazione del terreno a prendere il treno a tal posto. Lui ha incominciato a camminare, non sapeva dove ma si è fidato del Signore.

E queste sono le caratteristiche del cristiano: essere in cammino. Ma non solo del cristiano, di una persona onesta. Una persona che non è in cammino è perché ha qualcosa che lo fa guardare a se stesso, andare avanti e tornare sopra a sé. Una persona, diciamo una parola un po’ difficile, “autoreferenziale”, che sempre è egoista, non cammina. Ma voi sapete che quando Dio ha chiamato il nostro Padre Abramo, ha incominciato a preparare il cammino per Gesù.

Dio ha voluto salvarci nel cammino, in un popolo che cammina. In questa quaresima noi siamo un popolo che cammina verso la Pasqua.

Il Signore mai ha voluto salvarci se non camminiamo. Sempre in cammino, perché è Lui che ha fatto un popolo che cammina, ha scelto noi e nella nostra vita spirituale ci chiede sempre di andare avanti e sempre camminare.

Ci sono due pericoli e una trappola nel cammino. Il primo pericolo è fermarsi, come diceva Santa Teresa: uno va in cammino ma trova un alloggio bello, una bella villa, affitto una casa e rimango qui tutta la vita. E mi fermo. E alle cose ferme succede quello che succede alle acque dei piccoli laghetti che non hanno corrente. Cosa succede? Si corrompono queste acque. La persona ferma si corrompe perche non fa la vocazione di camminare. Questo è il primo.

Seconda difficoltà, secondo errore è non andare per il cammino giusto, sbagliare la strada. Questo è un peccato. Sbagliamo la strada e abbiamo bisogno di, primo accorgerci che abbiamo peccato, che abbiamo sbagliato strada, e poi chiedere perdono e il Signore, come pecorella smarrita, ci prende e ci porta e ti mette con tutti per continuare a camminare. Questi sono i due pericoli: fermarsi e sbagliare strada.

E poi la trappola: non camminare ma fare turismo. Cosa significa questo? Sono quelli che non camminano, “andano”. “Andano” nella vita. Vanno, vengono. Non so, come si dice in italiano. Ma invece di essere camminanti sono erranti, passeggiano. Qual è la caratteristica di questi? Che non hanno direzione. Lo prende questo e lo porta di qua, prende questo e lo porta di là. Questa è la trappola: “Io cammino”! No tu non cammini, tu giri.

Chiediamo al Signore di essere sempre in cammino, come anche ha incominciato nella storia della salvezza a camminare il nostro Padre Abramo. Nella messa di domani ci sarà questa lettura tanto bella, quando ha incominciato a camminare il nostro padre Abramo.

Essere in cammino. E lui ci difenda: ci difenda di fermarci, ci difenda di sbagliare strada e ci difenda nella trappola, che è il più peggio, di girare, girare, girare, dell’andare senza camminare. E ci da questa grazia gli uni per gli altri.

Grazie tante per quello che fate e avanti eh!”

Il discorso di Papa Francesco è stato preceduto da una presentazione delle comunità neocatecumenali da parte del Parroco Don Franco Bagalà. Ecco le sue parole:

“Sono Francesco pure io. Queste sono le comunità neocatecumenali. Penso che Lei sa che uno dei frutti più belli del Concilio è proprio questo, riscoprire il proprio battesimo. Un itinerario che ci aiuta a riscoprire le ricchezze della vita divina che è stata riversata in noi per mezzo dello Spirito Santo.

Io ho 57 anni, sono venuto a Roma, ho conosciuto il cammino. Lo conoscevo già perché mia sorella era nella prima comunità d’Italia delle comunità neocatecumenali, e sono venuto per fare il cammino e per studiare teologia, ho fatto tutto alla Gregoriana.

Il cammino io l’ho finito nel ’97: l’ho concluso con la mia comunità dei Martiri Canadesi. Diciamo quello che posso dire personalmente è che mi ha dato un aiuto a diventare io persona, sentirmi amato, scoprire la mia vocazione personale e battesimale ma anche ad essere aiutato alla vocazione di essere presbitero. Sono uno dei primi 12 del Redemptoris Mater, missionario: siamo in missione pure qua, combattendo!

Qui c’è un ragazzo che partirà per la Cina, può venire qua Mattia. Ecco gli dia una benedizione (Il ragazzo si avvicina al Papa che dopo averlo benedetto gli dice: “Mi ricordo di te”. Mattia, che si è alzato per l’itineranza e destinato alla evangelizzazione della Cina, era stato infatti inviato proprio dal Papa il giorno 1 febbraio all’incontro nella Sala Nervi con gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale e i fratelli che si sono alzati per partire in missione).

C’è un cammino da fare per scoprire dove stiamo noi, in fondo (il parroco indica lo striscione con la sintesi delle tappe del Cammino Neocatecumenale). Allora vede l’annuncio del Kerygma è la buona notizia che a noi ci dà una garanzia – io l’ho provata – di sapere che Gesù Cristo ha dato la sua vita, il sangue, per me, che ha perdonato i miei peccati, che mi vuole bene. Ecco allora c’è una prima fase, quella kerygmatica dell’annuncio, poi il pre-catecumenato, il catecumenato e l’elezione.

Noi abbiamo qui 6 comunità. Qui siamo sui 200, tutte le comunità saremo sui 319. Non sono qui tanti, perché sono come il lievito: nella massa. Quello che ha visto già non ci sarebbe senza il loro aiuto.

Le tappe sono: la 1° comunità neocatecumenale ha finito il cammino nel 2002, adesso continuano la vita cristiana, e sono aperti alla missione, ecco ad offrire se stessi per il vangelo. La 2° comunità è al Padre Nostro. La 3° comunità è alla Traditio. In queste tappe ognuno si dona alla Chiesa per il servizio della pastorale di mediazione e vanno per le case, per 3 anni nella Traditio. Poi fanno la Redditio pubblica – e l’hanno fatta. Poi noi abbiamo la 4° comunità, che ha fatto il 2° scrutinio, dove si aiutano ad una rinuncia seria agli idoli per appoggiarsi in Gesù Cristo, lasciare che Gesù Cristo dona un’alleanza. Poi ci sono due comunità al precatecumenato, che è la fase iniziale: una ha fatto il primo scrutinio, faranno presto lo Shemà, dove si darà una parola: “Ascolta: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”. Poi stiamo facendo catechesi, ci sono i fratelli dell’ultima comunità.

Poi ci sono il mio catechista, che mi sono permesso di invitare, i catechisti della parrocchia e ci sono i fratelli. Io direi che questo è “un ospedale da campo”, come dice Lei. Ecco qui c’è pure il laboratorio della Fede.

Chi eravate lontani dalla chiesa prima di conoscere il Cammino? (Il Parroco chiede all’assemblea. La grande maggioranza dei presenti alza la mano).

Penso che ci dà una parola, Padre, di incoraggiamento. Grazie! Grazie!”

Ecco il video dell’incontro: